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Luchino Visconti
Luchino Visconti nasce a Milano nel 1906, figlio del conte Giuseppe Visconti e di Carla Erba, ricca borghese della Lombardia e da entrambi eredita subito la passione per la musica, il teatro e la letteratura, che lo accompagneranno lungo tutta la sua vita da artista e cineasta, il padre è inoltre un discendente di uno dei membri fondatori del Teatro alla Scala di Milano.
Nato quarto di sette figli, i risultati scolastici sono spesso più che deludenti, il suo unico conforto nella prima giovinezza sono la lettura dei grandi classici europei e, soprattutto, lo studio assiduo del violoncello, sotto la cura materna. Dopo aver pensato ad un orientamento letterario per la sua vita, decide di aprire una scuderia presso San Siro, Milano, allevando cavalli da corsa. Altra, e questa volta definitiva, svolta alla sua carriera la riceve da Coco Chanel che durante i viaggi a Parigi, gli fa conoscere il grande maestro francese Jean Renoir che lo introduce nell’ambiente del Fronte Popolare francese, e diventa suo assistente e costumista per "Una partie de campagne". con cui decide sia lo schieramento politico che la sua professione futura, il cinema.
Iniziano una piccola serie di lutti famigliare, nel 1939 muore la madre e, due anni dopo, anche il padre. Arriva nel frattemp la guerra e Luchino si lega al gruppo anti-fascista della rivista “Cinema” e realizza il suo primo capolavoro capolavoro assoluto "Ossessione", nel 1943, per cui si userà, per la prima volta in assoluto, il termine neorealismo.
Il film è tratto dal romanzo di James M. Cain "Il postino suona sempre due volte" e lo ambienta nei paesini italiani, ha oltre tutto scelto due attori di regime che grazie a questo film riassumono una statura drammatica oltre il film fascista dell'epoca.
Il film desta scandalo, sia per la vicenda narrata, sia per il particolare modo riprendere personaggi ed ambiente, intriso di una sessualità selvaggia che sconvolse il pubblico e fece censurare il film dalle autorità fasciste. Entra a far parte della Resistenza romana nei gruppi comunisti e viene arrestato e torturato alla pensione Jaccarino, in via Tasso, a Roma. Al ritorno dal fronte e con la fine della guerra, rafforza le sue relazioni con il cinema e in particolar modo si dedica al teatro importando in Italia opere teatrali che nessuno nel nostro paese aveva mai mai visto prima rinnovando completamente la scelta dei repertori e i criteri di regia. Sono del 1945, "Parenti terribili", "Quinta colonna", "La macchina da scrivere", "Antigone", "A porte chiuse", "Adamo" e "La via del tabacco" - e del 1946, "Il matrimonio di Figaro", "Delitto e castigo", "Zoo di vetro" e "Euridice", dirige anche in questi anni la Compagnia Italiana di Prosa.
Il '48 è l'anno del ritorno dietro la macchina da presa, "La terra trema" è sicuramente un capolavoro, ma l'accoglienza a Venezia è estremamente fredda, il film, un libero adattamento de "I Malavoglia" di Verga è interamente interpretato da attori non professionisti e recitato in un dialetto siciliano strettissimo con i commenti del regista e di Pietrangeli, il film, come nel libro, è una saga familiare che mostra fortemente l'influenza politica del tempo che Visconti aveva abbracciato.
Assorbito il colpo si appresta ad allestire di li a un mese "As you like it - Come vi piace" di William Shakespeare, con le scene di Salvador Dalì. Fra il 1949 e il 1951, si dedica ancora al teatro con "Un tram che si chiama desiderio", "Oreste", "Morte di un commesso viaggiatore" e "Il seduttore". Passa alla storia l'allestimento di "Troilo e Cressida" al Maggio Musicale Fiorentino del 1949.
Finita la stagione gira il sue terzo capolavoro consecutivo, una dissacrante e struggente storia all'interno del cinema "Bellissima", primo film girato con una grande Anna Magnani (il secondo sarà "Siamo donne", due anni più tardi), è una summa di come veniva inteso il cinema in quegli anni (Zavattini, come nuovo sceneggiatore del cinema Vero, la Magnani ed Hollywood, Cinecittà e il vecchio Alessandro Blasetti e la figura perenne del bugiardo, interpretato dal Walter Chiari), prima opera che supera il neorealismo e getta le basi per quello che sarà Pasolini in futuro.
Quarto capolavoro è "Senso", omaggio al melodramma e a Verdi, ma anche forte polemica sul nostro risorgimento, è a tutt'oggi uno dei film più perfetti girati da Visconti nel suo primo periodo.
In molti registi, l'attività teatrale inframmezza quella cinematografica, di fronte a Visconti abbiamo una curiosa ed insolia inversione di queste parti, subito dopo "Senso", il 7 dicembre del 1954, porta sul palcoscenico "Come le foglie" di Giacosa e sempre nello stesso anno inizia il piano ricoluzionario Viscontiano di riforma della regia del melodramma con una trionfante "La Vestale" di Gaspare Spontini, con Maria Callas, inizià così anche un sodalizio artistico tra lui e la grande cantante che ci porterà a edizioni leggendarie come "La Sonnambula" di Vincenzo Bellini, "La Traviata" di Giuseppe Verdi, "Anna Bolena" di Gaetano Donizetti e "Ifigenia in Tauride" di Christoph Willibald Gluck, "Salomè" di Richard Strauss ed escono anche altri due grandi film come "Rocco e i suoi fratelli", parabola amara ambientata tra il popolo, melò a forti tinte, che racconta con uno stile che ricorda Mann e Dostoevskij, il disfacimento di una famiglia, e "Il Gattopardo" dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, altro affresco grandioso in cui unisce un folto cast di stelle, come Burt Lancaster, Alain Delon, Mario Girotti, Giuliano Gemma, Claudia Cardinale e non ultimo la musica splendida del compositore Nino Rota che per l'occasione riadatta un valzer inedito di Giuseppe Verdi.
Una breve parentesi teatrale cone i titoli "Mario e il Mago", azione coreografica dal racconto di Thomas Mann e, l’anno dopo, il balletto "Maratona di danza". Ma è ne '65, che la critica gli tributa il successo che merita con "Vaghe stelle dell'Orsa...", assegnandoli il Leone d'oro al Festival di Venezia, film completamente girato in esterni con attori non professionisti e altro grande successo è al Teatro Valle di Roma l'allestimento de "Il giardino dei ciliegi". Ed anche il melodramma subisce ancora la sua forte impronta con "Il Trovatore" di Giuseppe Verdi, "Le nozze di Figaro" di Wolfgang Amadeus Mozart ed un grandissimo "Don Carlo" sempre di Giuseppe Verdi al teatro dell’Opera di Roma.
Dopo "Lo straniero", film molto discusso per l'ideologia di fondo che pone al centro della storia il regista, e altri successi in teatro, Gira una sua personalissima trilogia cinematografica dedicata alla Germania: "La caduta degli Dei" nel 1969 con Helmut Berger e Infrid Thulin , "Morte a Venezia" nel 1971 con Dirk Bogarde da un romanzo di Thomas Mann ed infine il suo film più lungo ed eccessivo "Ludwig" nel 1973 sempre con Helmut Berger e Romy Schneider sulla vita e la morte di Ludwig di Baviera. Il suo film più ambizioso e distinato ad essere anche uno dei suoi più sfortunati, oltre a problemi di produzione per la ricostruzione scenica, che come sempre è impeccabile, il regista viene colto da ictus. Nonostante questo ostacoli parecchio la sua attività teatrale, riesce a mettere in scena "Manon Lescaut" per il Festival dei Due Mondi a Spoleto e "Old Time di Pinter".
Il suo penultimo funereo film, "Gruppo di famiglia in un interno" del 1974, vede schierati ancora l'attore Helmut Berger ed un grande Burt Lancaster cha da un ritratto disincantato di un uomo sul finire della sua vita, le cui uniche gioe gli vengono strappate più o meno con la forza, prima la letteratura, poi le amicizie e forse anche l'amore, la sceneggiatura viene affidata per l'occasione a Suso Cecchi D’Amico ed Enrico Medioli per non pesare troppo sulle condizioni instabili di Luchino, ed infine "L’innocente" del 1976, dove recupera una sorta di represso decadentismo, mettendo in scena la terribile vicenda descritta da D'Annunzio, di un figlio adulterino ucciso la notte di Natale dal patrigno, la critica lo accusa di aver utilizzato due attori troppo di grana grossa, Giancarlo Giannini e Laura Antonelli, ma è e rimane il testamento spirituale del regista che morirà di li a poco, lasciandoci senza il suo progetto, a lungo accarezzato, di girare un film su "La recherche du temps perdu" di Marcel Proust.

La sua filmografia è:

L'Innocente (1976)
Gruppo di famiglia in un interno (1974)
Ludwig (1972)
Morte a Venezia (1971)
Alla ricerca di Tadzio (1970)
La Caduta degli dei (1969)
Lo Straniero (1967)
Le Streghe (1967) (Episodio "La Strega bruciata viva")
Vaghe stelle dell'Orsa... (1965)
Il Gattopardo (1963)
Boccaccio '70 (1962) (Episodio "Il lavoro")
Rocco e i suoi fratelli (1960)
Le Notti bianche (1957)
Senso (1954)
Siamo donne (1953) (Episodio "Anna Magnani")
Appunti su un fatto di cronaca (1951)
Bellissima (1951)
La Terra trema: Episodio del mare (1948)
Giorni di gloria (1945)
Ossessione (1943)